ROBERTO COMELLI

ROBERTO COMELLI

Roberto Comelli, con le sue Scomposizioni, frammenta le figure per poi ricostruirle su pannelli di plexiglas che, a seconda del punto di osservazione, si rivelano ora astratti e ora figurativi.

Nelle opere di Roberto Comelli, artista genovese del 1951, colore, luce e movimento convivono in armonia, dando vita a quadri mutevoli e ingannevoli che sono, nel contempo, finiti e non finiti.

Le sue scomposizioni, infatti, portano in scena la creazione artistica, un po’ come se ci fosse concesso il permesso di entrare nello studio dell’artista e sbirciarlo mentre lavora.

Tecnicamente, le scomposizioni sono il risultato della frammentazione, e della successiva ricostruzione, del soggetto raffigurato. La figura, infatti, viene prima divisa in quattro parti ognuno delle quali è dipinta, poi, su un supporto in plexiglass. Uno per parte.

Quindi, l’artista, unisce i plexiglass in modo che, frontalmente e con una luce adeguata, lo spettatore veda il soggetto nella sua interezza figurativa. Ma anche in modo che, spostandosi a destra o a sinistra, percepisca i singoli elementi pittorici che la compongono nella loro essenza più astratta. Un insieme di punti, di linee e di pennellate. L’utilizzo del plexiglass, un materiale da sempre portatore di rottura e novità, crea un senso di spazio e di tridimensionalità che, usando le parole di Fontana, va oltre la tela.

Osservate lateralmente, le opere di Roberto Comelli evocano la vorticosa intensità dell’action painting di Pollock, figura quasi mitologica a cui spesso l’artista genovese è stato paragonato, sia per l’energia che per il coraggioso tentativo di svelare i processi della creazione artistica

Se, però, Pollock si fermava all’astratto, e con ottimi risultati, Roberto Comelli fa un passo in più e, alla fine, decide di chiudere la partita con lo spettatore, regalandogli un’immagine figurativa. Chiaramente a patto che la voglia cogliere e che si sforzi di trovare la posizione giusta.

I soggetti spaziano da Icone Pop, elementi della natura di ispirazione impressionista e oggetti d’uso quotidiano e, nel loro, insieme sono un po’ un riassunto della storia dell’arte. Utilizzata per fare il punto della situazione e proporre una nuova strada, adatta ai tempi che cambiano.

Le scomposizioni di Comelli, infatti, non sono altro se non lo specchio della vita stessa: elementi contradditori che, alla fine, trovano una sintesi, anche solo per una questione di sopravvivenza. Metafora dei rapporti umani, metafora dei grandi dilemmi che hanno scandito l’evolversi dell’arte.

Astratto o figurativo? Immagine piatta o prospettiva? Disegno o macchie di colore? Forse, alla fine, la soluzione è il compromesso. Un compromesso artistico che, nelle opere di Roberto Comelli, lascia lo spettatore libero di percepire ciò che più gli è congeniale, o gli piace.

Artista precoce, Comelli inizia a dipingere a 16 anni e ad esporre subito dopo il diploma al Liceo Artistico. Le mostre a lui dedicate, personali e collettive, sono centinaia molte delle quali all’estero: New York, Basilea, Francoforte, Parigi, Madrid e Barcellona.

Le sue opere sono presenti in collezioni importantissime, con quotazioni in continua crescita.