PAOLO PILOTTI

Paolo Pilotti è un artista vulcanico che ci travolge con volti e personaggi sospesi tra sacro e profano: Madonne in total look Vuitton, uomini potenti in lingerie e Biancanevi che, in barba alla favola e al suo maschilismo atavico della donna che necessita di essere salvata, buttano la mela e scelgono di mangiarsi una banana.

Le sue opere, un po’ come la Divina Commedia, si prestano a un duplice livello di lettura. Il primo, frivolo, scanzonato e leggero: eroi iconici e virili irriconoscibili dopo una sessione di botox e filler che ci fanno ridere, che ci fanno venir voglia di cedere alle lusinghe del piacere e divertirci senza freni.

Il secondo, più intimistico e profondo che racconta la storia di un amore leale e indissolubile: quello tra l’artista e l’arte a cui ha dichiarato di essere legato spiritualmente e carnalmente.

Spiritualmente perché, per Paolo Pilotti, “ l’arte è un dogma, è come la Trinità per i cristiani dove l’arte è Dio, l’artista il figlio e la sua opera lo Spirito Santo, mandato da entrambi per salvare l’uomo”.

Carnalmente perché, all’artista, creare serve quanto respirare: l’arte è un organo necessario per vivere.

Non per niente a soli tre anni, Paolo Pilotti inizia a dipingere, con la mano sinistra, confermando quella teoria empirica che i mancini siano più intelligenti della norma. Dopo il liceo artistico, si laurea in Pittura all’Accademia delle Belle Arti e inizia a fare l’artista.

Il suo mondo creativo, popolato da divertenti e dissacranti scambi di genere, di sesso e di identità che stupiscono, indignano senza mai risultare volgari, ha un forte intento sociale. L’equilibrio tra i generi, l’abbattimento dei generi, la vittoria sul patriarcato che, nascosto da l’ipocrisia borghese delle pari opportunità e del politicaly correct, è vivo e vegeto.

Paolo Pilotti gioca con la psicoanalisi, con le pulsioni dando vita a quadri che invitano il suo pubblico a liberarsi dalle catene delle convenzioni e dare sfogo alla propria natura. Non per niente, in uno dei suoi dipinti più iconici, Freud è ritratto metà uomo, in giacca e cravatta con tanto di sigaro, e metà donna, in tacchi alti e autoreggenti.

L’arte di Pilotti dichiara guerra a chi si arroga il diritto di giudicare e, proprio in nome della libertà universale, stravolge i classici canoni della bellezza artistica.

L’armonia scolpita da Fidia, dipinta da Leonardo e Michelangelo viene sovvertita da un’estetica al filler e al botulino, sicuramente esagerata ma specchio di una società che ha il coraggio di arrendersi e accettare i propri vizi.

Tremendamente umane e, nel contempo, divine, le opere di questo artista impegnato piacciono perché parlano di noi.

Stilisticamente, i suoi quadri sono una frenetica danza che ricorda l’euforia della Menade danzante di Skopas, un vortice di lurex, lattex, nudità esibite e velate da pregiati tessuti ricamati. La sua arte è una sfilata di moda a cui assistere front row.

Possibilmente con gli occhiali da sole scuri, un po’ perché fa chic e un po’ per nascondere gli eccessi della sera prima. O forse, una lacrima per l’ultimo disastroso incontro su Tinder.